Protomentale

 

Protomentale

Il concetto relativo al termine protomentale indica l'insieme dei primi processi psichici che si sviluppano nel cervello dell’individuo.

Sin da Freud, le scienze psicologiche hanno ipotizzato che le prime funzioni mentali siano riscontrabili già nella vita fetale e, con più evidenza, nella vita del neonato. Questi primi processi psichici, ovviamente non consapevoli, sono ritenuti determinanti ai fini del successivo sviluppo, e sono stati variamente denominati: fase primaria di mentalizzazione, vita psichica fetale, psicologia perinatale ed altri termini.

Principali studiosi

Noti autori hanno indagato quest'area originaria dello sviluppo psichico: tra essi, hanno avuto un ruolo pionieristico Melanie Klein e Donald Winnicott, ed in seguito, in maniera ancora più specifica, autori come Edith Jacobson, Wilfred Bion, Margaret Mahler, Donald Meltzer, Christopher Bollas, Martha Harris ed Esther Bick.

Nella letteratura scientifica inglese, il termine è stato inizialmente usato da Bion nel 1961: in Italia, lo si ritrova sviluppato (Teoria del Protomentale) nelle opere di Antonio Imbasciati, dalla fine degli anni '70 in avanti, per illustrare i suoi studi sulla psicologia perinatale, cioè sia fetale che neonatale.

Evoluzione della ricerca

Il passaggio degli studi dalla seconda condizione a quella antecedente è dovuto soprattutto alla scoperta e all'uso di nuove metodiche d'indagine, che mirano a testare ipotesi di metapsicologia sempre più anagraficamente ardite. Se l'infant research era costretta a limitarsi alla formulazione d'una teoria della mente neonatologica, invece l'adozione dell'ecografia "3D" per l'analisi addominale della gestante ha condotto a risultati significativi circa l'esistenza del nascituro nella sua specifica situazione amniotica, intrauterina, prenatale.

Ad esempio, il feto avrebbe dei comportamenti d'espressione emotiva come il sorriso e il pianto già verso la 26ª settimana dal concepimento, dunque circa al 6º mese. È oggetto d'un dibattito anche aspro se il dolore fetale sia riscontrabile chimicamente ancor prima, verso la 20ª settimana. Il gesto del pollice alla bocca è già presente fra le 14 o 15 settimane, oppure al massimo verso il 4º o 5º mese, pertanto non sarebbe legato all'esperienza dell'allattamento come invece sostenuto dalla teoria freudiana della fase orale.

Bibbia, vissuto fetale e utopia

La cosmogonia secondo il modello del Big Bang. 
Impresa ardua trovare uno psicodinamico che non si sia cimentato nell'interpretare i capitoli iniziali della Genesi con la chiave di lettura della propria disciplina. Il mitologema biblico della cosmogonia è stato affrontato come un'allegoria della psico-ontogenesi: il pre-fiat, poi il fiat pre-lux (Geworfenheit, gettatezza mondana, deiezione heideggeriane, concepimento, venuta al mondo durante i 9 mesi amniotici), dopodiché il fiat lux (il venire alla luce neonatalmente). Sin qui, i primi 3 versetti della Genesi (1,1-3).

Ma la questione riappare nei capitoli 2-3, come in una sorta di ricorsività auto-simile dove lo stesso argomento viene nuovamente affrontato, però a un livello di scala ulteriore. L'esegesi psicodinamica propone che l'eden non sia altro che un ricordo alquanto distorto e deformato della nostra esperienza prenatale. Infatti Adam, l'essere umano antecedente la scissione in Adamo ed Eva, percepisce la presenza divina solo come voce e rumori di passi, decodificati rispettivamente come il suono vocale materno e il suo battito cardiaco. Se poi, però, si viene cacciati da cotanto paradiso, si suppone che la nostra componente identitaria femminile, l'Eva che è in noi, si sia sentita nonostante tutto insoddisfatta.

Adamo ed Eva in un dipinto di Albrecht Dürer. 
Quindi l'idea d'un desiderio di regressus ad uterum, propria della scuola psicoanalitica di Budapest, prima con Ferenczi in Thalassa (1924)e dopo col suo allievo Balint in La regressione (1968),si scontrerebbe con un'esigenza antitetica. Da questo punto nodale prendono avvio due tesi opposte: in una direzione s'incontra chi teorizza il vissuto fetale come la radice primigenia d'ogni positiva edenica utopia. Nella direzione contraria si trova chi propende per una psicopatologizzazione del vissuto intrauterino.

Tuttavia, oltre al valutare il regressus ad uterum o come involutivo incanto claustrofilico o come esodale disincanto claustrofobico, cioè secondo le due polarità (archeologia e architettura o teleologia) descritte da Paul Ricoeur in Della interpretazione. Saggio su Freud, sembra sussistere la necessità di delineare una terza strada.

Psicologia e filosofia della religione

Questo problema coinvolge non solo la psicologia della religione ma pure la filosofia della religione, con Michael Walzerdal lato della "gabbia dorata" (cattività ebraica in Egitto) ed Ernst Bloch dal lato della libertà a qualsiasi costo.

Herbert Marcuse ha saputo presagire una terza opzione piuttosto chiaramente in Eros e civiltà (1955):
« L'impulso a ristabilire la perduta unità narcisistico-materna viene interpretata come una minaccia, come minaccia cioè di venir inghiottiti dalla forza irresistibile del grembo materno. Il padre ostile viene assolto da ogni accusa e diventa il salvatore che [...] protegge l'Io dal pericolo di annullarsi nella madre. Non si presenta il problema se l'atteggiamento narcisistico-materno nei confronti della realtà non possa ritornare in forme meno primordiali, meno soverchianti, sotto il dominio dell'Io maturo e della civiltà matura. »

Nel frattempo, pare comunque non esserci ancora alcun modo per comprendere il pianto primordiale muto, afono, silente, letteralmente indicibile, del feto verso il 6º mese. Potrebbe essere interpretato come un «rim-pianto» nostalgico (nóstos e algìa significano dolore [per il desiderio] del ritorno). O viceversa potrebbe rappresentare la protoesperienza di delusione verso lo stato di precedente benessere ormai già percepito come inaffidabile

Dr Aldo Schiavone  Psicologo clinico  Psicoanalista Gruppoanalista Psicoterapia infantile individuale di coppia.

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